| Progetto Sviluppo Val
d'Agri |
Una ricerca dell’istituto Svimez: ci si sottopone a turni massacranti per poter fare saltuariamente rientro a casa. Fenomeno in aumento del 10 per cento
Italiani, nuovi emigranti “mordi e fuggi”
Ricominciamo a cercare lavoro al Nord e all’estero, per brevi periodi. Dal Sud 800 mila partenze l’anno
di MARIO MENGHETTI
ROMA - Ritorno al futuro. Anche se ufficialmente non esiste più, l’italiano emigrante torna alla ribalta. Niente valigia di cartone tenuta a stento da uno spago, vestiti stracciati e destinazione sconosciuta, addosso solo la voglia di emergere per una vita soddisfacente. No, niente di tutto questo. Però è tornata «la necessità di partire». Come suona il nuovo ritornello che si leva dal Sud. Sicilia, Campania, Calabria e Puglia in particolare. Magari con un diploma o una laurea in tasca, alla ricerca di un posto all’altezza. O per raggiungere parenti o amici che nel Nord Italia o Europa fanno balenare la possibilità di un impiego o di una specializzazione che faccia guadagnare molto di più di quello che appare come irrealizzabile lì, nella propria terra natia. Oppure alla ricerca di un'occasione temporanea, per esempio nell’edilizia, magari in nero. E qui sembra di essere tornati indietro di 50 anni. Secondo le stime dell’istituto Svimez, specializzato nelle tematiche sul Mezzogiorno, nel 2003 sono stati circa 200 mila i nostri nuovi emigranti. O meglio, «il saldo migratorio fra chi è tornato (esclusivamente perché ha raggiunto l’età pensionabile) e chi è partito definitivamente», segna un più 10 per cento rispetto all’anno precedente. Una cifra, questa, che non fa capire appieno però l’entità del nuovo fenomeno migratorio. Che ha come destinazione soprattutto Lombardia, regioni del Nord-Est, Emilia-Romagna e Toscana in Italia; Germania, Belgio e Olanda fuori dai nostri confini. Già, perché il nuovo emigrante è, per così dire, “pendolare”. Così come definito da una approfondita ricerca sul tema, portata avanti dalla Scuola di giornalismo dell’Università di Palermo. Ogni giorno sarebbero infatti circa duemila i siciliani che, soprattutto attraverso l’uso del pullman (il mezzo che riscuote il maggior successo), ma anche in treno o aereo, raggiungono il Settentrione italiano o le città industrializzate tedesche come Stoccarda, Mannheim, Francoforte e Numisahern. Spesso partono in gruppi di tre-quattro persone. E lasciano la famiglia a casa. Per poi farci ritorno dopo due o tre settimane, ma anche dopo uno o due mesi. Dopo turni massacranti in fabbrica o anche sfruttando i giorni di permesso accumulati per far ritorno a casa. In Sicilia come in Calabria, Campania o Puglia, che sono le tappe intermedie “toccate” dagli autobus nei loro viaggi verso il Nord. Gli esperti la chiamano «una nuova dimensione della mobilità», più terra terra si tratta di un’emigrazione “mordi e fuggi”. Anche se non si tratta di emigranti temporanei, perché hanno tutti un contratto di lavoro stabile. Un fenomeno che coinvolge soprattutto i giovani, magari con un diploma o una laurea in tasca. Ma anche i nuovi disoccupati, cioè coloro che ancora in età lavorativa hanno perso l’impiego a causa di crisi aziendali o chiusure improvvise. Ci sono poi anche quelli delusi, che ripartono per l’ennesima volta. Reduci cioè da anni di “vecchia” emigrazione, avevano tentato di impiantare un’attività nella loro terra, con i risparmi di anni di duro lavoro. E’ andata male, «delinquenza e la mancanza dello Stato la nostra croce» ripetono tutti, e adesso salgono di nuovo sul pullman. Dal 2002 ad oggi il numero di passeggeri globali partiti dal Mezzogiorno è aumentato del 10 per cento. Esistono circa 15 aziende, tutte “made in Sicilia”, che gestiscono questo servizio specializzato di pullman. Ne partono in media una trentina al giorno, soprattutto da Agrigento e provincia. Per un totale di circa 800 mila biglietti di sola andata “staccati” nel corso dello scorso anno. Il costo del viaggio? 50 euro per il Nord Italia, 100 per la Germania, 170 per il Belgio. Senza ritorno, ovviamente. «E’ un viaggio lungo e faticoso - ammette Giuseppe Cuffaro, titolare dell’omonima ditta, una di quelle che “fornisce” gli autobus - Ci vogliono circa 35 ore per arrivare nel centro del Nord Europa. Il vantaggio è che utilizzando l’autobus possono portare con sé numerosi bagagli. Molti di più di quelli consentiti, per esempio, in aereo». E così via, carichi di olio e di vino locale verso le nuove, cioè le vecchie frontiere del «lavoro sicuro». Senza considerare che spesso le agenzie dei pullman fanno anche servizio a domicilio, con dei mini-autobus che vanno a prendere il neo emigrante a domicilio e lo portano in un centro di raccolta. Richiestissimi i viaggi in partenza nelle prime ore della serata. Le zone della Sicilia maggiormente influenzate dal nuovo fenomeno sono tutto l’hinterland agrigentino (da Ribera a San Biagio Platani), ma anche le zone di Gela e di Caltanissetta. In Calabria abbiamo invece ai primi posti la provincia di Vibo Valentia, in Campania la provincia di Napoli e i paesi montani dell’Avellinese, gran parte del Foggiano in Puglia. Tutti uniti dalla medesima speranza, la stessa che era dei vecchi emigranti: «Un futuro migliore per i nostri figli».
|
|
|